Salmone affumicato in gravidanza

salmone affumicato in gravidanza

Salmone affumicato in gravidanza

Quando si parla di un argomento delicato come quello riguardante l’alimentazione e la gravidanza, non si possono improvvisare delle scelte da fare, ma occorre documentarsi in maniera adeguata. Il web propone versioni che non sempre consentono alle lettrici di farsi un’opinione ferma, dai commenti infatti emergono sovente molte perplessità, soprattutto riguardanti il consumo del salmone. Ma facciamo un po’ di ordine.

Il pesce è un ottimo alimento da portare in tavola per le sue proprietà nutrizionali: è ricco infatti di omega 3 e dosi di grassi saturi minimi. Ad ogni modo vi è presente del mercurio, questo significa che il pesce non va consumato tutti i giorni, ma frequentemente sì. Secondo i medici tre volte alla settimana rappresenta un quantitativo ideale per un buon compromesso. Occorre comunque distinguere tra pesce e pesce.

Nel caso del salmone, va ricordato che questo rappresenta un alimento ideale sulla tavola. Ha un buon sapore, non ha un eccessivo apporto di calorie e le sue proprietà nutrizionali son certamente importanti. Ma quando si parla di gestazione cambia tutto: salmone affumicato in gravidanza, fresco o cotto? Bisogna partire dal ricordare che cosa significa affumicato. Questo termine indica che le proprietà anti-ossidanti del fumo, permettono una maggiore conservazione dell’alimento ma, come ricorda il mondo della medicina e della cucina, questo non rappresenta un criterio sufficiente per sterilizzare completamente il pesce, poiché non si tratta di un processo completo anche di salatura.

Questo criterio ha portato gli esperti ad invitare le donne incinte, se possibile, a rinunciare di consumare il salmone affumicato. Ad ogni modo se le più golose di questo alimento non possono proprio farne a meno, non succede nulla nella maggior parte dei casi, se ovviamente consumato in maniera ragionevole e una volta ogni tanto. Il rischio che può derivare dall’assunzione del salmone affumicato, riguarda più che altro la listeriosi. Il termine di questa malattia deriva dal batterio, denominato lysteria, che secondo il parere di medici ed esperti è considerato pericoloso per una gravidanza. La sua presenza è molto rara, le percentuali sono bassissime, ma gli scienziati invitano a non sottovalutare le casistiche e a non rischiare, anche a fronte del cambio climatico che ha colpito questo nuovo millennio. Il batterio lysteria, infatti, risiede nell’acqua, nella vegetazione, nella terra e purtroppo può contaminare molti alimenti. Per le sue capacità di sopravvivere a basse temperature, anni fa è stata rinvenuta un’intera partita di salmone affumicato destinato alla vendita, con la presenza di lysteria. Si parla di eccezioni e numeri bassi ma come suggeriscono gli esperti, meglio non rischiare. Per le più golose dell’alimento, esiste questo accorgimento: basta verificare che nella confezione in commercio ci sia la dicitura “hot smoked salmon”, spesso scritto in inglese poiché i distributori sono scozzesi e significa “affumicato a caldo”. Questo non significa che si può consumare frequentemente ma solo che si può avere una tranquillità in più per chi non riesce a rinunciarci, in quanto con questa procedura si annienta la lysteria.

Se il salmone affumicato in gravidanza è preferibile non consumarlo, quale sarà il ruolo di quello fresco o cotto? Per quanto riguarda il salmone fresco, non sembrerebbero esserci particolari problemi. Va ricordato inoltre che questo, quando non allevato e pescato direttamente, conserva nella sua interezza tutte le sue proprietà ed è quindi preferibile. Anche questo però andrebbe consumato con moderazione. Gli esperti suggeriscono non più di 250 gr a settimana, ossia circa due porzioni. Invitano inoltre a prestare molta attenzione al punto vendita in cui si compra e di non scegliere qualità a basso costo ma al contrario optare per brand affidabili sul mercato. Per la conservazione un occhio di riguardo: mai mettere il salmone nel frigo senza prima averlo coperto con una protezione adeguata, come per esempio la pellicola che consente di non far trapelare gli odori e di non contaminare i vari alimenti tra di loro. Non ci sono invece problemi per il salmone cotto. Questo infatti è il modo ideale (alcuni esperti estremi dicono sia l’unico), per non incorrere a nessuna preoccupazione. Ovviamente il sapore cambia, rispetto a quello crudo può risultare più insipido e privo di quella sfiziosità cremosa che appartiene al salmone. Ad ogni modo bastano piccoli trucchetti, come per esempio fare un bel soffrittino leggerissimo e metterci come contorno delle patatine. Anche l’occhio vuole la sua parte dopotutto. Grazie alla cottura vengono eliminate tutte le probabili sostanze nocive e in questo modo il prodotto risulterà purificato da ogni pericolo.

Da segnalare un importante contributo scientifico: secondo una ricerca specifica effettuata in Gran Bretagna a opera di due prestigiose università (Southampton e Reading), assumendo salmone durante la gestazione, il sangue e il latte materno risulterebbero diminuire gli anticorpi grazie ai quali il bimbo è protetto da qualsiasi tipo di infezione. Senza le immunoglobuline o comunque con una quantità diminuita, infatti, non viene assicurata la protezione necessaria che occorre al feto durante i primi tre mesi. Ragion per cui nel Regno Unito l’unica modalità con cui il salmone viene mangiato dalle donne incinte è proprio quello cotto. Da ricordare inoltre che anche da parte del Ministero della Salute, sono giunte disposizioni al riguardo che raccomandano un’adeguata attenzione anche per quanto riguarda il tonno in scatola: non si devono superare i 50 gr. a settimana, sempre per il discorso del mercurio presente nel pesce e quindi potenzialmente dannoso.

Un’attenzione doverosa invece dev’essere dedicata al salmone crudo: questo può presentare l’anisakis, un agente patogeno che rientra in una famiglia di vermi che può essere molto dannosa per la mamma e il suo bambino. L’affumicatura non garantisce la sua estirpazione. Secondo lo studio di Food Science solo il processo a caldo potrebbe eliminare la famiglia di larve pericolosissima per la gravidanza, anche se i risultati sono stati approssimativi e non certi. Meglio quindi evitare di incorrere a qualsiasi pericolo di parassita.

In conclusione: il salmone affumicato in gravidanza non è sicuramente la scelta ideale, perché si rischia con il batterio lysteria presente. Il salmone fresco va bene ma solo occasionalmente (gli esperti dicono massimo 250 gr.) e acquistato in posti affidabili. Il salmone crudo può comportare l’esistenza di parassiti quali i vermi della famiglia anisakis e il procedimento di affumicatura non risulterebbe sufficiente per eliminare il problema. Il salmone cotto invece è l’ideale, la scelta più consigliata dagli esperti per non incorrere in nessuna preoccupazione. Dopotutto in gravidanza occorre prestare molta attenzione alle scelte alimentari e purtroppo occorre fare qualche rinuncia culinaria, ma la soddisfazione a percorso ultimato porterà una gioia senza pari.